Stiamo vivendo il tempo della memoria breve, dove tutto non dura più di un fotogramma. L’avvenimento passa e scompare persino mentre accade. Dalle notti tropicali di questa estate, quotidianamente su tutti i media, ai migranti di Ceuta, di entrambi non c’è più traccia. Eppure la crisi climatica è oggi la minaccia più grave sulla sicurezza e sul benessere dell’umanità. “Dell’umanità povera prima di tutto, poiché la crisi climatica nelle sue conseguenze è profondamente classista: uccide e colpisce di più in Africa e in Asia dove più fragile è la difesa territoriale, nei Paesi ricchi si accanisce su chi non ha da spendere per vacanze in montagna o è costretto a lavorare all’aperto con 40 gradi” (Roberto Della Seta). Insomma la crisi climatica è un immenso problema causato dall’uomo che rischia di “suicidarlo”. Solo che, per assurdo, sempre più cittadini si oppongono all’uscita dall’era fossile, alla riconversione elettrica delle auto, alla svolta energetica verso le rinnovabili. È questo il paradosso, sempre più cittadini non vogliono più saperne degli interventi necessari per fermare la catastrofe. E trovano forze politiche, i partiti della destra sovranista, che soffiano, con successo, su questo fuoco.

Sarà che l’Italia dà l’immagine di un Paese disorientato, impaurito e incline al pessimismo che, nel corso degli ultimi decenni, è stato costretto a subire l’impatto delle dinamiche globali. Un Paese fragile, insomma, incapace di fronteggiare per tempo le numerose, impellenti necessità; incline più al razzismo che alla solidarietà, tanto che sembra sempre più preda della destra, ieri quella di Giorgia Meloni, oggi di una destra ancora più estremista, quella guidata da Roberto Vannacci. Ex generale dell’esercito italiano alla guida di un nuovo partito, Futuro nazionale, che attira l’elettorato di estrema destra proponendo posizioni ulteriormente reazionarie. Ha dichiarato il regista Ken Loach: “Il razzismo ha una funzione nella società. Fa in modo di impedirci di identificare il nostro nemico. La responsabilità del problema dei senza tetto, della povertà e dello sfruttamento non è delle persone più povere e sfruttate. Farli diventare il capro espiatorio, perché sono neri o marroni o perché vengono da una cultura diversa, lascia i veri sfruttatori liberi di agire. Una classe di lavoratori divisa dal razzismo è perfetta per gli imprenditori. Essi traggono beneficio dal lavoro a basso costo, mettendo i lavoratori gli uni contro gli altri. Qualunque sia la loro retorica, coloro che si servono del razzismo parlano nell’interesse del capitale. Dobbiamo ricordare che l’offesa fatta a una sola persona, di qualunque razza egli sia o ella sia, è un’offesa fatta a tutti gli esseri umani”. Intanto, anche le immagini dei migranti arrivati a nuoto a Ceuta sono finite nel dimenticatoio. Secondo l’Associazione marocchina dei diritti umani sono 141 i migranti martinella traversata. Il 30 luglio l’afflusso dei migranti, spinti da voci circolate sui social media, ha innescato una crisi umanitaria nella enclave spagnola, appartiene alla Spagna ma ne è fisicamente staccata e il suo confine terrestre è con il Marocco. Ha scritto Donatella Di Pietrantonio: “Tanti ragazzi, li abbiamo visti con le dita a V in segno di vittoria e negli occhi una speranza mal riposta. Qualche giorno dopo frugano tra l’immondizia. Molti non ce l’hanno fatta, subito dimenticati. Solo le loro famiglie li ricordano, cercandoli da lontano. Qui si parla della sospensione del patto di Schengen e delle ritorsioni spagnole, di ondate future. Non si parla degli annegati. Sono anonimi, caduti come altre migliaia, in questi anni, nel cimitero mediterraneo. Non avranno nessuna cura sott’acqua. Dal loro grande silenzio accusano l’Europa di inciviltà e disumanità, restando senza pace tra i pesci”.

La vicenda ha lasciato strascichi diplomatici nelle relazioni tra Spagna e Italia. Meloni prima ha scelto di provocare una crisi diplomatica con la Spagna sospendendo il trattato di Schengen con Madrid e scegliendo un’azione rivolta all’opinione pubblica italiana invece che una risposta a un rischio di fatto inesistente. Poi ha voluto imprimere un’accelerazione alla realizzazione di centri di detenzione per stranieri fuori dall’Unione europea, riprendendo un discorso di difesa “dell’eredità cristiana dell’Europa”, che secondo lei è minacciata. Un’idea onnipresente anche nelle dichiarazioni di Vannacci, alimentata da video in cui si vedono atti d’inciviltà compiuti da persone di presumibile origine nordafricana o subsahariana, promuovono l’uso della violenza da parte di civili “autoctoni” o da parte delle forze dell’ordine. A volte di tratta di immagini create con l’intelligenza artificiale. Questi account contribuiscono a costruire l’idea di un’Italia in piena apocalisse, alle prese con un’emergenza in tema di sicurezza, e causata dalla presenza di popolazione arabe associate a un progetto di dominio musulmano. Nonostante le statistiche ufficiali indichino una diminuzione di tutti i reati di criminalità urbana. Purtroppo non è solo un problema italiano, riguarda l’intera Unione europea che insidiata dalla recrudescenza di vari nazionalismi, sta irrigidendo i confini e la detenzione extraterritoriale delle persone migranti, considerati come pacchi da rispedire al mittente, sono sette i Paesi europei (Germania, Svizzera, Austria, Finlandia, Svezia, Olanda e Irlanda) che pretendono da Roma il rispetto delle regole di Dublino. Unione europea incapace anche di svolgere un ruolo di primo piano sullo scacchiere globale, in particolare in Medio Oriente.

Ultima considerazione riguarda il Nicaragua, dove durante il discorso per il 47esimo anniversario della rivoluzione sandinista che il 19 luglio 1979 rovesciò la dittatura della famiglia Somoza, il presidente del Nicaragua, Daniel Ortega, e la moglie e copresidente, Rosario Murillo, (il Nicaragua è l’unico caso al mondo di due presidenti che co-governano con i medesimi poteri), hanno annunciato che nel paese centroamericano non si terranno più elezioni, ha poi accusato i suoi oppositori di “usare le elezioni per arrivare al governo” e ha detto che, insieme all’Assemblea Nazionale lavorerà per “bloccare l’attività di qualsiasi partito politico che aspiri a prendere il potere per via elettorale”. Quest’annuncio ha messo fine in modo esplicito a ogni pretesa che il Nicaragua fosse ancora una democrazia, mettendo una pietra tombale sulla storia della Rivoluzione Popolare Sandinista (a pag. 6 l’articolo di Gianni Loy). Ricordiamo ancora che nella euforia del trionfo del luglio 1979, si esprimeva l’idea rivoluzionaria secondo la quale la dignità e i diritti di una nazione appartengono a tutti i cittadini, senza esclusioni, oppure non possono esistere in una società divisa od oppressa. La rivoluzione sandinista è stata una stagione straordinaria di grandi speranze, almeno per un decennio, poi abbiamo vissuto con sofferenza il crollo di quella utopia democratica e radicale. Sappiamo dall’esperienza che anche le rivoluzioni giuste tendono a generare ingiustizie altrettanto gravi di quelle che volevano sopprimere. È un ammonimento di cui dobbiamo tenere conto. Non per ripudiare la giustizia della rivoluzione, ma per riflettere sul metodo per attuarla.